Come funziona un differenziale (RCCB)
Il differenziale (RCCB, Residual Current Circuit Breaker) — noto anche come RCD o salvavita — è il dispositivo che protegge le persone dalla folgorazione. Funziona secondo un principio completamente diverso dal magnetotermico (MCB): rileva la differenza tra la corrente che entra e quella che esce dal circuito.

Il problema che il differenziale risolve
Correnti di decine o centinaia di milliampere — 30–100 mA sono appena 0,03–0,1 ampere — possono essere pericolose per l’uomo, a seconda di quanto a lungo attraversano il corpo. Un magnetotermico da 16A non può percepire qualche decina di milliampere in più rispetto alla corrente del circuito, quindi non assicura la protezione addizionale contro i contatti diretti. In un sistema TN, invece, quando un guasto d’isolamento porta in tensione l’involucro di un apparecchio di classe I, il magnetotermico garantisce l’interruzione automatica dell’alimentazione (Art. 4.1.4.1.11), purché l’impedenza dell’anello di guasto consenta l’intervento entro il tempo richiesto dalla tabella 4.1.
Secondo i dati medici, una corrente che attraversa il corpo umano per 1 secondo produce:
| Corrente | Effetto fisiologico |
|---|---|
| 1 mA | Soglia di percezione — leggero formicolio |
| 10 mA | Contrazione muscolare — impossibile lasciare la presa |
| 30 mA | Forti contrazioni muscolari, difficoltà respiratorie — sotto la soglia di fibrillazione (zona AC-3) |
| 100 mA | Fibrillazione ventricolare possibile (zona AC-4) — pericolo di morte |
Fonte: IEC/TR 60479-1 — Effects of current on human beings and livestock. I valori della tabella sono indicativi, tratti dalla letteratura classica: la IEC/TR 60479-1 assume 0,5 mA come soglia di percezione (limite della zona AC-1).
Il principio di funzionamento: il trasformatore toroidale
Il cuore di un differenziale è un trasformatore toroidale — un nucleo ad anello in materiale ferromagnetico attraversato da entrambi i conduttori: la fase (L) e il neutro (N).
In condizioni normali, tutta la corrente che entra sulla fase ritorna sul neutro: I_L = I_N. I due conduttori generano campi magnetici uguali e opposti che si annullano completamente. Il flusso risultante nel toroide è nullo.

Quando si verifica un guasto d’isolamento (o una persona tocca il conduttore di fase), una parte della corrente si disperde direttamente verso terra senza tornare attraverso il neutro. Ora I_L ≠ I_N. La differenza — la corrente residua — genera un flusso magnetico nel toroide che induce una tensione nell’avvolgimento secondario. Questo alimenta un relè sensibile che fa scattare meccanicamente il differenziale.
Le sensibilità normalizzate
La norma I7-2011 impone differenziali da 30 mA come regola generale per la protezione delle persone sui circuiti delle prese e nei bagni. Per ridurre il rischio d’incendio, l’Art. 4.2.2.8 — nella forma del 2023 — raccomanda un differenziale con corrente nominale d’intervento stabilita in base alle caratteristiche dell’impianto e installato nel quadro di distribuzione; in pratica si sceglie 300 mA, di norma tipo S, dove uno scatto a 30 mA sarebbe troppo sensibile. La soglia «≤ 300 mA all’allacciamento» della versione 2011 non compare più nel testo in vigore.
I tipi AC, A, F, B — perché contano
Non tutte le correnti di guasto sono sinusoidali. Le moderne apparecchiature elettroniche (computer, caricabatterie, inverter, stazioni EV) generano correnti con componenti continue o ad alta frequenza. Un differenziale di tipo AC non rileva queste forme di corrente.
Il pulsante di prova — cosa verifica e cosa no
Ogni differenziale ha un pulsante di prova (T) che, attraverso un resistore di prova, fa passare corrente nel toroide su un solo conduttore, creando così uno squilibrio artificiale. La pressione mette alla prova tutta la catena — toroide, avvolgimento secondario, relè, meccanismo — ma con una corrente di prova maggiore di IΔn, quindi non verifica:
- il tempo di intervento a IΔn e a 5·IΔn
- la corrente reale di sgancio (può scattare a 50mA invece che a 30mA)
- la continuità della connessione di terra dell’impianto
I produttori raccomandano di premere periodicamente il pulsante di prova; l’intervallo è indicato nelle istruzioni dell’apparecchio. L’I7-2011 non fissa una frequenza: nelle verifiche richiede la prova del differenziale, e l’efficacia dell’interruzione tramite differenziale si verifica «utilizzando apparecchiature di prova adeguate» (Art. 8.1.1.3.7). Una verifica completa (corrente reale di sgancio) richiede uno strumento di misura — un tester per differenziali. La prima versione di questo articolo diceva che il pulsante di prova bypassa il toroide, rimandava al Cap. 4.1.3.x per il differenziale da 30 mA e presentava la selettività RCCB–RCBO come garantita dal rapporto 3:1; abbiamo corretto tutti e tre i punti l’11 settembre 2026.
Cosa NON fa un differenziale
Riferimento normativo
Norme di riferimento: IEC 61008-1 / 61009-1 (RCCB/RCBO; tipi AC e A), IEC 62423 (tipi F e B), IEC/TR 60479-1 (effetti della corrente sull’uomo). La norma I7-2011 impone differenziali da non più di 30 mA all’Art. 4.1.5.2.1 (modificato nel 2023) per le prese di uso generale e/o i ricevitori con corrente nominale non superiore a 32 A, per le apparecchiature mobili per uso esterno con corrente nominale non superiore a 32 A e per i circuiti di illuminazione nelle case unifamiliari, e all’Art. 7.1.3.5 per tutti i circuiti dei locali con vasca da bagno o doccia.
ElectroSchema
Nel quadro elettrico di ElectroSchema, il differenziale si posiziona sulle guide DIN con sensibilità e tipo configurati. Le regole di validazione verificano che tutte le prese siano protette da un differenziale da non più di 30 mA (V05), che lo scaldabagno di un bagno con vasca o doccia non resti su un semplice magnetotermico senza differenziale da 30 mA (V41) e segnalano le cascate di differenziali il cui rapporto tra le correnti differenziali nominali è inferiore a 3:1 (regola V29). La selettività reale richiede inoltre un differenziale di tipo S a monte, come negli schemi di fig. 4.1 e fig. 4.2 a cui rimanda l’Art. 4.1.5.2.8 nella forma del 2023.
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